just her world.
Il ciuffo…il ciuffo *o*
you will be my next!

you will be my next!

andreapoggioli:

riguardo il SOVIET PARTY del 25, domani tutte le info per i ticket che saranno SOLO 250!
http://t.co/EQApUUp5

CI VOLEVA :)

andreapoggioli:

vorrei sviscerare il problema che ho con la pigrizia ma il mio è un problema serio, non un semplice pretesto letterario, quindi niente e nessuno riuscirà a scalfirlo. ricordo di aver contratto potentissimi raffreddori solo perché la coperta era finita troppo lontana da me. finisco per lasciarla lì, tutta la notte. mi lascio penetrare dal freddo pungente, dondolo in uno stato di fastidio. se la morte per assideramento fosse possibile sono sicuro che mi alzerei. ma la paura non è papabile, la annovero tra le fantasticherie, ci gioco in modo distratto, la comando a bacchetta. sono stato sull’orlo di orinarmi nel pigiama, la procedura è questa: mano mano prendo confidenza con la condizione di incoscienza barra coscienza, quella di cui ho bisogno per realizzare che il mio organismo necessita proprio di qualcosa in quell’istante. tramite l’astrazione capisco che il concetto universale di pisciarsi addosso è sbagliato e che quindi devo agire di conseguenza se non voglio imbarazzarmi. è proprio in quel momento che non ottengo alcun permesso dal mio stato catatonico. chi dovrebbe lasciarmi andare mi trattiene con lui anche se io do automaticamente per scontato che se voglio compiere un’azione così sarà, punto e basta. comincio a vedermi seduto sul letto come si fa quando si è tristi, col capo chino ci si fissa le ginocchia. mi alzo e mi vedo mettere uno di seguito all’altro i primi passi che sembrano quelli di un neonato senza la minima cognizione dell’equilibrio. ho gli occhi semi chiusi tanto in quella casa ci sono nato, in quella stanza c’ho fatto l’amore per la prima volta, le pareti non si spostano da sole. il resto del tragitto che mi separa dai sanitari non me lo ricordo neanche: in un modo tutt’altro che elegante mi appresto a scaricare il bagaglio quando di soprassalto il mio io ambulante rientra dentro il mio io reale causandomi la contrazione immediata dei muscoli pelvici in una smorfia di sofferenza. sono ancora nel mio letto, i sanitari sono lontani una vita e io mi sto ancora pisciando sotto. penso “sarà mattina, non manca molto alla sveglia” e invece dalle serrande non arriva il benché minimo barlume di alba. la pigrizia porta con se forti attacchi di tedio causati dalla scarsa forza di volontà. c’è un vissuto di esclusione dietro il mio problema? no. affatto. hai sempre avuto tutto con tempistiche alquanto brevi, non sei un acquirente che può lamentarsi. ma allora scusi mi dia degli indizi, non mi lasci qui così? è un dottore o cosa? figliolo quello che sono non lo vengo di certo a dire a lei, quindi se permette ora comincerò a stiracchiarmi gentilmente sulla poltrona mentre lei è pregato di smetterla di passarsi quel fermacarte tra le mani come fosse una lama, ha forse intenzione di minacciarmi? ma le pare! confesso che l’idea un po’ mi solletica ma non sono il tipo che cede facilmente alle tentazioni, dottore! questo non me l’aveva accennato, quand’è l’ultima volta che ha fatto quello che voleva? beh dunque, parliamo dei primi decenni dello scorso secolo, ero sergente ufficiale in via definitiva nei pressi del lago, ha presente il lago dottore? certo che ce l’ho presente. quel lago m’è rimasto qui dentro dottore, non ci sono più tornato e credo proprio d’aver sbagliato, una parte di me è rimasta lì e solo adesso che ne sento la mancanza realizzo quanto è stato importante per me. cos’è che ha fatto di così importante? prima mi ha accennato che proprio lì, per l’ultima volta, ha fatto quello che veramente voleva. dunque cos’è che ha fatto? cosa ho fatto dottore? non ho fatto niente, le ho mentito, non ho fatto niente per quel tempo, al lago. non ha fatto niente, ma allora sù, mi racconti quand’è stata l’ultima volta che ha fatto quello che voleva. non me lo ricordo. come sarebbe a dire non se lo ricorda? sarebbe a dire che non me lo ricordo quand’è stata l’ultima volta. oh ma è incredibile, inaccettabile! le ordino, ora, seduta stante, di fare quello che vuole! sono passati una manciata di secondi e il dottore ha un fermacarte piantato nello sterno, ha lo sguardo fisso ma risoluto. era così difficile? no, dottore, non era così difficile. deve entrare nell’ordine di idee che la vita è ancora sua e l’esperienza della morte esiste solo per i vivi, la prego non mi faccia più tornare sull’argomento. se continuerà a rifiutarsi di fare tesoro dei miei precetti allora tanto vale che mi dica addio, una volta per tutte. no dottore, la prego, no. vorrei tanto che capissi l’importanza dei momenti persi. ma dovrai sbatterci il muso prima o poi. il dottore afferra il fermacarte per un’estremità e gentilmente lo sfila dalla carne. con minuziosa cura lo pulisci dai residui per poi appoggiarlo sul tavolo di pioppo, quello adiacente la poltrona. dottore ha notato che mi da sempre del tu a fine seduta? 

andreapoggioli:

vorrei sviscerare il problema che ho con la pigrizia ma il mio è un problema serio, non un semplice pretesto letterario, quindi niente e nessuno riuscirà a scalfirlo. ricordo di aver contratto potentissimi raffreddori solo perché la coperta era finita troppo lontana da me. finisco per lasciarla lì, tutta la notte. mi lascio penetrare dal freddo pungente, dondolo in uno stato di fastidio. se la morte per assideramento fosse possibile sono sicuro che mi alzerei. ma la paura non è papabile, la annovero tra le fantasticherie, ci gioco in modo distratto, la comando a bacchetta. sono stato sull’orlo di orinarmi nel pigiama, la procedura è questa: mano mano prendo confidenza con la condizione di incoscienza barra coscienza, quella di cui ho bisogno per realizzare che il mio organismo necessita proprio di qualcosa in quell’istante. tramite l’astrazione capisco che il concetto universale di pisciarsi addosso è sbagliato e che quindi devo agire di conseguenza se non voglio imbarazzarmi. è proprio in quel momento che non ottengo alcun permesso dal mio stato catatonico. chi dovrebbe lasciarmi andare mi trattiene con lui anche se io do automaticamente per scontato che se voglio compiere un’azione così sarà, punto e basta. comincio a vedermi seduto sul letto come si fa quando si è tristi, col capo chino ci si fissa le ginocchia. mi alzo e mi vedo mettere uno di seguito all’altro i primi passi che sembrano quelli di un neonato senza la minima cognizione dell’equilibrio. ho gli occhi semi chiusi tanto in quella casa ci sono nato, in quella stanza c’ho fatto l’amore per la prima volta, le pareti non si spostano da sole. il resto del tragitto che mi separa dai sanitari non me lo ricordo neanche: in un modo tutt’altro che elegante mi appresto a scaricare il bagaglio quando di soprassalto il mio io ambulante rientra dentro il mio io reale causandomi la contrazione immediata dei muscoli pelvici in una smorfia di sofferenza. sono ancora nel mio letto, i sanitari sono lontani una vita e io mi sto ancora pisciando sotto. penso “sarà mattina, non manca molto alla sveglia” e invece dalle serrande non arriva il benché minimo barlume di alba. la pigrizia porta con se forti attacchi di tedio causati dalla scarsa forza di volontà. c’è un vissuto di esclusione dietro il mio problema? no. affatto. hai sempre avuto tutto con tempistiche alquanto brevi, non sei un acquirente che può lamentarsi. ma allora scusi mi dia degli indizi, non mi lasci qui così? è un dottore o cosa? figliolo quello che sono non lo vengo di certo a dire a lei, quindi se permette ora comincerò a stiracchiarmi gentilmente sulla poltrona mentre lei è pregato di smetterla di passarsi quel fermacarte tra le mani come fosse una lama, ha forse intenzione di minacciarmi? ma le pare! confesso che l’idea un po’ mi solletica ma non sono il tipo che cede facilmente alle tentazioni, dottore! questo non me l’aveva accennato, quand’è l’ultima volta che ha fatto quello che voleva? beh dunque, parliamo dei primi decenni dello scorso secolo, ero sergente ufficiale in via definitiva nei pressi del lago, ha presente il lago dottore? certo che ce l’ho presente. quel lago m’è rimasto qui dentro dottore, non ci sono più tornato e credo proprio d’aver sbagliato, una parte di me è rimasta lì e solo adesso che ne sento la mancanza realizzo quanto è stato importante per me. cos’è che ha fatto di così importante? prima mi ha accennato che proprio lì, per l’ultima volta, ha fatto quello che veramente voleva. dunque cos’è che ha fatto? cosa ho fatto dottore? non ho fatto niente, le ho mentito, non ho fatto niente per quel tempo, al lago. non ha fatto niente, ma allora sù, mi racconti quand’è stata l’ultima volta che ha fatto quello che voleva. non me lo ricordo. come sarebbe a dire non se lo ricorda? sarebbe a dire che non me lo ricordo quand’è stata l’ultima volta. oh ma è incredibile, inaccettabile! le ordino, ora, seduta stante, di fare quello che vuole! sono passati una manciata di secondi e il dottore ha un fermacarte piantato nello sterno, ha lo sguardo fisso ma risoluto. era così difficile? no, dottore, non era così difficile. deve entrare nell’ordine di idee che la vita è ancora sua e l’esperienza della morte esiste solo per i vivi, la prego non mi faccia più tornare sull’argomento. se continuerà a rifiutarsi di fare tesoro dei miei precetti allora tanto vale che mi dica addio, una volta per tutte. no dottore, la prego, no. vorrei tanto che capissi l’importanza dei momenti persi. ma dovrai sbatterci il muso prima o poi. il dottore afferra il fermacarte per un’estremità e gentilmente lo sfila dalla carne. con minuziosa cura lo pulisci dai residui per poi appoggiarlo sul tavolo di pioppo, quello adiacente la poltrona. dottore ha notato che mi da sempre del tu a fine seduta? 

“I waited for you for seven years.”

“I wrote you 365 letters. I wrote you everyday for a year.”